Se consultate una qualsiasi classifica delle serie televisive più popolari di sempre, troverete con ogni probabilità sul podio Breaking Bad: diretta dal regista Vince Gilligan, l’opera ha attratto, a partire dalla prima trasmissione nel 2008 fino al 2013, un totale di oltre dieci milioni di telespettatori, il che le ha valso allo stesso tempo ben dodici premi agli Emmy Awards. Considerandomi abbastanza esperto di pellicole per il piccolo schermo, avendone visto una gran varietà da Peaky Blinders a Gossip Girl, ho deciso di verificare che tale fama fosse ben meritata e, terminata la visione, non posso che concordare con soddisfazione che Breaking Bad rappresenti un modello unico e inimitabile di eccellenza televisiva.

L’avvincente trama è tanto semplice e dinamica quanto intricata e introspettiva: ad Albuquerque, nel remoto e desertico Stato americano del New Mexico, Walter White (interpretato da Bryan Cranston), un insegnante di chimica a cui viene diagnosticato un tumore terminale ai polmoni all’età di cinquant’anni, decide di cambiare completamente vita: collaborando con un suo ex-studente, Jesse Pinkman (Aaron Paul), mette in pratica le proprie conoscenze per produrre una metanfetamina di alta qualità, entrando così nel mondo del narcotraffico con l’obiettivo di garantire sicurezza economica alla propria famiglia. Il professore, inizialmente un uomo mite e razionale, si trasforma gradualmente in una figura spietata e temuta, affrontando i capi delle grandi organizzazioni criminali che si oppongono all’espansione del suo impero, in particolare la dinastia mafiosa dei Salamanca e lo scaltro imprenditore Gustavo Fring: ostinandosi a ritenersi moralmente superiore a nemici senza scrupoli, finisce infatti per giustificare ogni proprio gesto contro di loro, diventando inconsapevolmente sempre più cinico e disumano, fino a perdere qualsiasi senso di buona coscienza.

Teme per la salvezza della sua famiglia, ma in verità sarà lui stesso, adottando un comportamento manipolatorio nei confronti di essa, a provocarne la distruzione: infatti, sua moglie chiederà il divorzio non appena scoprirà la verità riguardo alle sue attività, mentre suo cognato, l’onesto poliziotto Hank Schrader, sarà disposto a tutto pur di catturare Heisenberg, colui che non sa essere in realtà l’alias del parente. Solo al termine della sua trasformazione Walter ammetterà, levandosi una maschera di ipocrisia e superbia da cui lui stesso era rimasto accecato, di aver commesso i propri crimini non per l’amore famigliare o la disperazione, bensì per se stesso. Sentendosi infelice in una vita tranquilla ma, a suo giudizio, noiosa e dimenticabile, la sua natura egoista lo aveva spinto a cercare attraverso la propria vocazione, la chimica, di affermarsi con il successo e il potere, e a dimostrare a se stesso di essere superiore alle persone che lo circondavano e che, non essendo a conoscenza della sua avventura oltre i limiti della legalità tenuta così attentamente segreta, lo tenevano in poco conto.

Ѐ attraverso l’analisi psicologica dei personaggi, a partire dal compromesso antieroe Walter White, che la serie mette in discussione il concetto di integrità morale, dimostrando che nessuno è veramente incorruttibile e che i confini tra il bene e il male sono in realtà sottili, quasi indefiniti. La ricerca del senso della vita, il desiderio di distinguersi dagli altri ed essere ricordati è una realtà che ci riguarda tutti, ma che, quando influenzata da un modo di pensare narcisista e superbo, può portare ad azioni tanto benevole quanto devastanti. Ha poi un ruolo fondamentale l’aspetto fotografico: la pittoresca ambientazione dello show, simile a quella di un film western, riflette infatti, attraverso l’arido deserto del New Mexico con i suoi enormi paesaggi aperti e desolati, i sentimenti di vuoto, incertezza, solitudine ma anche egocentrismo che determinano le azioni dei protagonisti.

Breaking Bad è senza dubbio la miglior serie televisiva che abbia visto: le vicende si sviluppano nel corso degli episodi con un ritmo impeccabile e dinamico, senza procedere troppo velocemente da risultare forzato; i colpi di scena sono plausibili ma mai scontati, contribuendo a mantenere sempre un equilibrio tra prevedibilità e sorpresa; l’interpretazione dei personaggi da parte del cast è magistrale; infine, la fiction riesce, attraverso il dramma e l’umorismo nero, a mostrare il lato oscuro della natura umana in una storia avvincente e leggera e, senza cadere in un tono moralista o sensazionalista, a fornire degli insegnamenti, dei valori importanti. A coloro che cercano una storia che li tenga incollati allo schermo e li spinga a riflettere, a vedere il mondo sotto una nuova ottica, non posso che consigliare vivamente questo indimenticabile capolavoro.

J.G. McKenna