“Cos’è per te la felicità?” ho chiesto ai passanti di Desenzano.

Avevo già fatto una domanda simile ai miei compagni del Liceo Bagatta, ma ho voluto cambiare il campione: i passanti di Desenzano. La prima persona era un uomo in giacca e cravatta, seduto su una panchina.

È stato molto disponibile e, alla domanda, ha risposto:

“Bella domanda. È una domanda difficilissima!

Hmm… Per me la felicità è non avere pensieri.”

Poi ho incontrato una signora sulla cinquantina, con lunghi capelli neri e un abito azzurro. Anche lei è stata molto gentile, forse la più disponibile: infatti molti, come era prevedibile, non erano interessati o erano, naturalmente, anche un po’ infastiditi dalla mia invasione.

Ad ogni modo, la signora mi ha detto: “Per me la felicità è vivere una vita bella, senza problemi finanziari, con i propri figli, con i propri nipoti. La vita è così.”

Non ho capito bene tutte le parole perché faceva fatica ad esprimersi in italiano, ma penso che il concetto di fondo fosse questo: la vita è breve, è una sola, va vissuta con chi ami e le cose apprezzabili sono quelle piccole.

Successivamente ho incrociato una coppia che passeggiava: entrambi sulla quarantina, si tenevano per mano.

Lui ha risposto: “Stare bene insieme e stare bene al mondo.” Lei pure.

Loro mi sono sembrati più disturbati dalla mia presenza che curiosi. Il bello di questo esperimento è stato anche vedere la reazione delle persone e il loro imbarazzo, non come divertimento sadico, ma come genuina curiosità verso le loro idee.

Subito dopo ho visto un signore molto anziano con una signora di mezza età, forse la sua badante, perché ha dato del “lei” al signore. Lui aveva la pelle rugosa, raggrinzita dal tempo, gli occhi vitrei e un cappellino marrone in testa. Lei invece era una donna robusta, bionda, coi capelli corti e una blusa rosa.

Lei è stata la prima a rispondermi: “Per me la felicità è vivere in salute e in pace.”

Ho provato a chiedere anche al signore, che però non sembrava interessato e mi ha risposto: “Non lo so.”

Successivamente ho incrociato un’altra coppia. Lui ha detto: “È quello che sto vivendo adesso.”

Sua madre dice: “La felicità per me è lei,” indicando la figlia di cinque anni.

Ci sono state altre opinioni simili, come chi ha detto “La famiglia”, “Stare bene” o “Essere sereni”.

Una frase che mi è piaciuta particolarmente, detta da una signora di circa settant’anni, è stata: “La felicità è qualcosa di grande, che ti inonda quando meno te lo aspetti.”

Poi ho fatto una domanda a un’ultima signora, che mi ha risposto: “Io sono felice quando mi ricordo che posso pregare con Gesù e posso sempre confrontarmi con lui. So che questa vita è solo temporanea e che un giorno siederò alla sua destra in cielo.”

Suo marito, forse meno credente, ha risposto: “Mia moglie.”

Infine, vorrei dire cos’è per me la felicità: personalmente trovo che la felicità sia un puro rilascio di serotonina, mentre quello che cerchiamo davvero è la serenità, intesa come uno stato continuativo di emozioni positive, non necessariamente gioia, ma un insieme che costituisce uno stato d’animo “tranquillo”.

Tuttavia, questo progetto mi ha fatto riflettere sul fatto che tutti abbiamo un’immagine della felicità come una vita senza problemi, mentre forse non ci rendiamo conto che essi rendono i piaceri ancora più intensi e che, se non fossero presenti, quel rilascio chimico diventerebbe semplice noia.