“Il Principe felice e altri racconti” di Wilde, una raccolta di fiabe.

Oscar Wilde, autore noto per le sue opere teatrali e per “Il Ritratto di Dorian Gray”, scrisse racconti brevi come “Il fantasma di Canterville” e “L’usignolo e La rosa”.
I racconti nell’antologia e l’opera
L’antologia “Il principe felice e altre storie” contiene alcune fiabe brevi, tra cui “Il gigante egoista” e “Il giovane re”. L’opera venne pubblicata nel 1888 e contiene quattro racconti: “Il principe felice”, “Il gigante egoista”, “Il giovane re” e “L’usignolo e La rosa”. Tutti i brani hanno uno sfondo religioso e un linguaggio delicato che insegnano la bontà e la gentilezza.

“Il principe felice”: la fiaba della bontà dopo la morte.
“Il principe felice” racconta della statua di un principe che, quando fu in vita, visse nel castello di Sans-Souci e dopo la morte riusciva a vedere tutta la povertà della sua città. Una notte incontrò un rondone e gli chiese di portare una gemma ad una madre con il figlio malato, e il rondone ubbidì. Per altre tre notti, la statua del principe chiese al rondone di portare una parte di sé ad una persona nel bisogno. Arrivò l’inverno, e disse quindi al rondone di partire per l’Egitto, ma l’uccello si rifiutò di abbandonare la statua ormai cieca e morì di freddo. Sia il rondone sia la statua vengono quindi gettati via dagli uomini della città, ma entrambi sono accettati da Dio in paradiso dopo che un angelo li ha portati con sé ed ha interrogato il divino. La storia parla quindi della bontà dopo la morte, del rimpianto e dell’altruismo nella vita terrena.
“Il gigante egoista”: un racconto di cambiamento.
Questa fiaba si apre in un giardino meraviglioso, con dei bambini che giocano nel prato. Ciò continua per molte settimane, finché il proprietario del giardino, un gigante che è stato lontano da casa per sette anni, torna e costruisce un muro attorno al giardino. Le stagioni si susseguono: nella città arriva l’inverno, e così anche nel giardino del gigante. Arriva poi la primavera in tutto il paese, ma non nel giardino del gigante, dove rimangono il freddo, la neve e il ghiaccio, finché un giorno, il gigante, ormai sconsolato, sente il cinguettare di un uccellino, e vede che nel suo prato ci sono dei bambini che giocano e si arrampicano sugli alberi. Essi, infatti, sono entrati grazie ad una fessura nel muro e la primavera li ha seguiti. Il gigante, quindi, esce di casa, e i bambini, spaventati, scappano dal giardino, il quale ritorna innevato, eccetto un angolo, nel quale un bambino sta cercando di salire su un ramo con scarso successo, il che causa il suo pianto. Il gigante, quindi, prende tra le mani il bambino e lo poggia sul ramo, abbatte il muro e lascia che i bambini giochino nel giardino. Il gigante, però, tra i bambini, non rivede più il più piccolo, quello che aveva aiutato, e si rattrista di ciò. Un giorno di primavera i bambini arrivarono nel giardino e trovarono il gigante sotto un albero, poiché era morto dopo una luna vita. Nell’oltretomba, però, il gigante rincontra il bambino che aveva aiutato, il quale gli rivela di essere il Cristo.

La mia recensione dell’opera.
Oscar Wilde in questi racconti si dimostra un eccellente narratore anche per i più piccoli, facendo capire l’importanza dell’altruismo e della gentilezza. Lo stile è semplice e scorrevole, e non presenta la solita ironia pungente di Wilde, che contraddistingue altri suoi scritti, come “Il ventaglio di Lady Windermere” o “Il Ritratto di Dorian Gray”. L’opera risulta quindi semplice e leggera, di facile lettura, adatta per passare il tempo e per rilassarsi nei momenti più caotici.




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