Se si pensa a film nipponici animati degli anni novanta, vengono in mente i soliti: “Perfect Blue”, “The End of Evangelion”, “La Principessa Mononoke” eccetera. Ma ne esiste uno che, pur essendo un gioiello per gli appassionati, è passato inosservato da molti: “Memories” di Katsuhiro Otomo, film antologico composto da tre episodi. Questi ultimi vengono usati come strumento per esplorare in modo complessivo il tema delle memorie, del ricordare e dello scordare. In questo articolo vi parlerò della funzione narrativa di ogni episodio ma anche invogliarvi a recuperare questo piccolo capolavoro…

EPISODIO 1: “MAGNETIC ROSE”

Immagine tratta dal film

“Magnetic Rose”, il primo di questa antologia, ci introduce a una caratteristica fondamentale di tutto Memories, cioè che tutto ciò che vediamo è simbolico e interpretabile. Infatti, mentre questo episodio sembra un’avventura fantascientifica con elementi horror, è in realtà una grande riflessione sul “ricordare”. I protagonisti, lavoratori della piccola navicella detta “Corona”, si ritroveranno in un relitto spaziale mastodontico in cui dovranno affrontare le loro memorie, ma anche quelle di un’enigmatica cantante lirica. Ed è qui che si crea il più grande spunto di ragionamento dell’episodio: uno dei protagonisti si troverà a vedere ricordi della sua famiglia, che vede come perfetti. In seguito, quando arriva all’affrontare un ricordo particolarmente scomodo, si convincerà che non sia mai avvenuto. Ed è questa la parte più interessante che è fondamentale come introduzione alla metafora delle memorie: mentre questo episodio è incentrato sul ricordare, a differenza dei prossimi due, mostra come la mente sia capace di modificare, o eliminare, i ricordi a proprio piacimento. E questo crea il filo conduttore perfetto per parlare del secondo episodio.

EPISODIO 2: “STINK BOMB”

Mentre il primo episodio mostra come ci si possa volontariamente ingannare nel modificare i propri ricordi, il secondo “Stink Bomb”, commedia degli equivoci nera, ci mostra l’esatto opposto: mentre gli addetti della Corona si ricordavano benissimo il loro passato ma non volevano, Nobuo Tanaka, il protagonista di questo episodio, vuole ricordare un’informazione ma fallisce totalmente nel farlo. Questo dualismo mostra come tutti gli episodi siano interconnessi e, a volte, possano essere uno il contrario dell’altro. Tornando a Nobuo: lui è un impiegato di un’azienda farmaceutica ma la sua vita cambierà totalmente nel momento in cui gli verrà un’influenza. Infatti, gli basterà prendere la medicina sbagliata, confondendosi sul colore del contenitore, per ritrovarsi al centro del mirino del governo: ha preso un farmaco sperimentale con scopo bellico che lo ha reso un’arma chimica vivente. Questo ci mostra la seconda tematica principale dell’episodio: l’effetto farfalla. Nobuo ha fatto un minuscolo errore ma, come dice l’effetto stesso, le più minuscole variazioni possono produrre i più grandi effetti. Secondo me, questo è l’episodio più interessante: parla benissimo di due tematiche fondamentali e lo fa con un’aria tragicomica perfetta oltre ad una colonna sonora altrettanto valida. Ora, però, abbiamo visto come si possa non voler ricordare e come, anche se si vuolesse, si possa sbagliare. Ora manca solo la giusta conclusione a questa trilogia.

Episodio 3: “CANNON FODDER”

“Cannon fodder” uno Slice of Life, genere tipico giapponese che racconta la vita quotidiana di persone e/o società, distopico con elementi orwelliani, pur essendo l’episodio secondo me meno interessante, è la conclusione perfetta: ci mostra come, a volte, anche se si vuole ricordare, si può non riuscire. E non nel senso che si sbaglia, come con Stink Bomb, ma nel vero senso che si ricade in un’abitudine così consumante che non si sa nemmeno da dove sia partita. Questo episodio parla di una società di cannonieri adibita solo allo sparare ad un nemico ma nessuno sa chi sia quel nemico, o meglio, nessuno se lo ricorda. I bambini vogliono sparare con il cannone ma non sanno perché. Gli adulti vogliono posizioni lavorative migliori ma non servono uno scopo preciso. Tutti si chiedono: “Contro chi stiamo combattendo?”. Questo è l’episodio più poetico, che riesce a chiudere la trilogia con un importante spunto di ragionamento: abbiamo ricordato quando non volevamo, ci siamo confusi quando non serviva, ma almeno non abbiamo mai dimenticato. Perché quando si dimentica si perde il senso delle proprie azioni.