“Indosso il nero per i poveri e gli oppressi

che vivono nel lato affamato e disperato della città

lo indosso per il detenuto che ha a lungo pagato per il suo crimine

ma è lì, perché è una vittima dei tempi.” 

Si parla del grande Johnny Cash, detto The Man in Black per la sua abitudine di vestire sempre di nero ed i versi che avete appena letto sono tratti da “Man in black”, una delle sue canzoni più iconiche.

John Ray Cash, detto Johnny, nacque nel 1936 in una famiglia povera dell’Arkansas dedita alla coltivazione del cotone. La dolorosissima morte del fratello Jack lo portò all’introspezione segnata anche dal difficile rapporto con il padre. In giovinezza si arruolò nella United States Air Force dove, durante il servizio militare, imparò a suonare la chitarra da autodidatta. Nello stesso periodo iniziò il rapporto con Vivien Liberto con cui si sposò ed ebbe quattro figlie.

Dopo un periodo come venditore porta a porta formò una piccola band: Johnny Cash and the Tennessee Two insieme a Luther Perkins e Marshall Grant. Con loro incise i primi brani per la Sun Records ed iniziò ad esibirsi in concerto. Il successo e l’ascesa furono veloci, tanto che presto Cash iniziò a girare gli Stati Uniti alternandosi sul palco con artisti importanti del periodo, tra questi Elvis Presley, Jerry Lee Lewis e la stessa Jun Carter, amore della sua vita. I ritmi dei tour e la grande esposizione mediatica impattarono fortemente su Johnny che iniziò una dipendenza da anfetamine e barbiturici arrivando a diversi eccessi, anche in pubblico, non senza problemi con la giustizia. A seguito del tentato suicidio del 1965, Johnny decise di ripulirsi e in questo fu determinante l’aiuto di Jun Carter che sposò dopo il divorzio con Vivien Liberto.

Johnny Cash “The Man in Black” aveva uno stile misto: prevalentemente country ma vi sono brani riconducibili al Rock ‘n’ Roll, al Rockabilly, al Blues, al Folk, al Talking Blues ed al Gospel di cui alcuni come autore. 

Si dice che Johnny Cash impersonasse lo spirito ribelle tipico del Rock ‘n’ Roll anche prima della nascita ufficiale del genere. Cimentatosi in varie tipologie di arti oltre alla musica come scrittura, la poesia ed il cinema. S’impegnò su diversi temi sociali in difesa dei nativi americani e degli “ultimi” più in generale, trovandosi spesso in assonanza con i messaggi di Bob Dylan con cui ebbe occasione di collaborare.

Johnny era tanto legato ai detenuti, ai rinnegati e suonò per loro in alcuni penitenziari. In uno di questi concerti, nella prigione di Folsom in California, incise addirittura un disco: At Folsom prison, destinato ad avere un grandissimo successo. Rappresentativa è la canzone Folsom Prison Blues che parla di un detenuto che, sentendo il fischio di un treno, ricorda il momento in cui commette il delitto: “Quando sento quel fischio / chino la testa / e piango”. Il brano combina due temi tipici del folk: il treno come sinonimo del viaggio e la prigione. Questa canzone voleva essere essenzialmente l’inno dei reclusi, per tutti coloro che non ricordano più come sia fatta l’alba. 

Un altro brano iconico dello spirito di Johnny Cash è Man in Black. Il singolo nasce come canzone di protesta dove il chitarrista spiega il perché della sua abitudine nel vestire il nero. Il testo si snoda proprio nelle ragioni per il suo abbigliamento sempre scuro, quasi in segno di lutto: Johnny afferma che se il mondo fosse un luogo privo di male si vestirebbe sempre di bianco, ma fino ad allora sarà in nero, per i poveri delle periferie, per i detenuti succubi del correre dei tempi, per i giovani morti in Vietnam. 

Molti sono stati gli omaggi di artisti famosi, come ad esempio quello di Tom Petty oppure dei Soundgarden, che hanno rivisitato alcuni dei suoi brani più iconici. 

Assolutamente da non perdere sono “Ring of fire”, “Cry! Cry! Cry!”, “I walk the line” e “One e Hurt“.

Elisa Gazzoldi