SETTA ANIDRA

Un tumore trattato con tisane e meditazione
“Nessuno entra in una setta sapendo di entrarci”.
Questa frase l’ha pronunciata Rita Repetto, sorella di Roberta, la ragazza uccisa da un gruppo settario.
La donna la descrive come una persona solare, piena di talenti e attiva. Roberta nasce a Chiavari, Liguria. Viene cresciuta da due genitori amorevoli, insieme alla sorella maggiore Rita. Era una famiglia tradizionale: sia mamma sia papà avevano dei ruoli di spicco nella comunità ed erano ben conosciuti. Roberta cresce e diventa un’imprenditrice di successo fino ad arrivare a possedere un’agenzia immobiliare. Ha tanti hobby e tante passioni, tra cui lo yoga. Per ironia della sorte fu proprio questo suo interesse, oltre al consiglio di un amico, ad avvicinarla al “Centro Olistico Anidra”.
Questo luogo, in provincia di Genova, è immerso nella natura circondato da laghi: insomma un’oasi di benessere e tranquillità. Si tratta, invece, di tutt’altro perché dietro ai “percorsi olistici e di crescita personale” si nascondono verità molto più torbide.
Roberta stava attraversando un periodo difficile della sua vita quando sul suo cammino incontra il centro. Una fase di ricerca spirituale era cercare il suo posto nel mondo. iniziò a frequentare Anidra nel 2008, a trent’anni, per partecipare a corsi di yoga e attività spirituali. Fu un amico di infanzia a suggerirle di andarci.
A Roberta piaceva questo nuovo posto, si sentiva sicura e aveva finalmente trovato quello che le piaceva: era in mezzo alla natura circondata da persone come lei. Il luogo appariva un posto tranquillo, non giudicante, dove Roberta poteva coltivare i propri interessi.


Il centro organizzava ritiri di più giorni, spesso in regime di convivenza, durante i quali i partecipanti seguivano un programma stabilito dagli organizzatori. Le attività includevano incontri di gruppo, pratiche corporee, momenti di silenzio e colloqui individuali con i responsabili del centro. I partecipanti erano invitati a sospendere temporaneamente le abitudini quotidiane: lavoro, contatti frequenti con l’esterno, uso di telefoni. Questo avveniva senza imposizioni formali, ma come parte dell’organizzazione dei ritiri. Le giornate erano scandite da orari comuni, pasti condivisi e attività collettive. Si cominciava al mattino presto con attività manuali, pulizie delle stanze, il tutto non retribuito e con compiti che aumentavano con l’aumentare della permanenza.
Roberta qui conosce Paolo Bendinelli, fondatore, Paolo Oneda, medico del centro, Teresa Cuzzolin, Paola Dora, psicologa e il resto dei seguaci.

Paolo Bendinelli, fondatore
Da subito la ragazza è ammaliata dall’atmosfera mistica del luogo, dalle attività proposte ma, soprattutto, dalle attenzioni che riceve dallo staff: le promettono aiuto e sostegno spirituale. Insomma, per mesi viene messa in atto la fase di Love Bombing su Roberta.
Questa tecnica che si mimetizza a perfezione con l’amore, fa avvicinare la donna sempre di più alla setta. La famiglia è felice, Roberta è felice, nessuno si preoccupa.
Ma lentamente Roberta inizia a troncare i rapporti con la famiglia e con gli amici. I genitori si pongono qualche domanda, la visitano, ma constatano che loro figlia si trova in buone mani e, anche se confusi, decidono di non pensarci. Intanto Bendinelli sta affondando le sue radici sempre più in profondità in Roberta: le fanno “il lavaggio del cervello“, come dirà in seguito la sorella Rita. E qua ha inizio la seconda fase: lo stupro della psiche.
Ma in sostanza, cosa avveniva dentro ad Anidra?
Al centro i valori chiave erano il risveglio spirituale, la pratica delle arti orientali e soprattutto rispondere e obbedire alle richieste di Bendinelli: il maestro. Si parla di anni e anni di convinzioni inculcate a fondo dal guru, corsi, belle parole, promesse.
Episodi di violenze sessuali e ovviamente psicologiche sono emerse a seguito delle indagini. Si pensa che Bendinelli usasse dei “metodi di purificazione” a base di yoga, meditazione e atti intimi. La sessualità veniva proposta come “energia”, “movimento” e “materiale di lavoro” e non come ambito che richiedesse tutela, riservatezza o competenze specifiche. Nel suo diario Roberta aveva scritto di trovarsi spesso male in questo luogo e di aver provato a chiedere aiuto a Bendinelli che però non faceva altro che sminuire lei e i suoi problemi. Non la guardava in faccia, le impediva di avere rapporti interpersonali e decideva lui stesso con chi gli adepti potessero avere rapporti. L’uomo sosteneva che se qualcosa ti faceva sentire male, bisognava ripeterla. Inoltre, un’altra tecnica chiaramente usata era il controllo economico: gli adepti venivano spesso convinti a fare donazioni importanti al centro.
Nel 2018 Roberta Repetto si rivolse ad Oneda per alcuni disturbi e durante la visita il medico notò un neo sospetto: invece di indirizzarla subito a cure ospedaliere adeguate, il problema venne gestito all’interno della comunità. Il neo venne tolto senza anestesia sul tavolo della cucina, nonostante tutto ciò sarebbe potuto andare storto: e fu così. L’uomo non fece altro che peggiorare la situazione: l’errore commesso riguarda la mancata analisi del tessuto del neo rimosso. Si trattava infatti di un melanoma, un tumore della pelle molto aggressivo. Roberta nei mesi seguenti avvertì forti dolori e la ferita si infettò. A questo punto aveva già avvisato la sua famiglia, molto preoccupata, ma lei comunicò loro di non avere bisogno di aiuto, Bendinelli la stava curando con tisane zuccherate e meditazione. Il centro infatti faceva riferimento a un’interpretazione personale degli insegnamenti di Paramhansa Yogananda, ma non era collegato ufficialmente. Ciò vuol dire che aveva un particolare tipo di metodo di problem solving che metteva al centro il fisico: se si aveva un problema di tipo psicologico o sentimentale, il corpo stava solo cercando di comunicare qualcosa. Questo segue la linea del “lasciar guarire il fisico” che è anche ciò che è successo nel caso di Roberta.
In seguito ad una chiamata di Roberta, i genitori si recarono al centro dove trovarono la figlia in una capanna senza finestre in condizioni terribili: era sdraiata nel letto, vomitava sangue, era senza voce e accusava ancora forti dolori. A questo punto i genitori compresero la grave situazione ed erano naturalmente spaventati. Cercarono di convincerla ad andare all’ospedale ma lei non volle, preferendo farsi curare da Bendinelli. Paolo Oneda, medico, pronunciò una frase spaventosa in seguito alle insistenze dei genitori: “Dal punto di vista clinico una settimana in più o una in meno non cambia nulla”. Paola Dora, psicologa dell’ospedale di Brescia, l’avrebbe portata la settimana seguente a fare un esame dove lavorava, quando si capiva chiaramente che Roberta aveva solo bisogno di essere ricoverata d’urgenza. Successivamente la famiglia riuscì a portarla a Lavagna e la donna venne operata. Roberta Repetto muore a Genova nell’ottobre del 2020 a 40 anni di melanoma in metastasi.
Sono subito partite le indagini rivolte verso il centro Anidra e i suoi membri. Sono stati interrogati ex partecipanti che hanno dichiarato cose sconvolgenti, tra cui pressioni a interrompere o rimandare cure mediche e condivisione forzata di informazioni intime.
Paolo Bendinelli è stato assolto definitivamente dalla Corte di Cassazione nel novembre 2024. I giudici hanno stabilito che Roberta Repetto non era vittima di circonvenzione o dipendenza psicologica, ma aveva scelto liberamente uno stile di vita naturista e metodi di cura alternativi. Per quanto riguarda Paolo Oneda, la Corte di Cassazione ha annullato la sua precedente condanna ed è stato assolto con formula piena “perché il fatto non sussiste” nell’aprile 2025.
Nonostante questo genitori di Roberta stanno ancora cercando di fare giustizia mentre la sorella Rita Repetto ha fondato un’organizzazione anti sette che si chiama “La Pulce nell’Orecchio”.
Osserviamo ora la parte “teorica” degli orrori che si celavano nella giungla della setta: Come è possibile essere così modellati da fidarsi in punto di morte dalle stesse persone che ti uccideranno? Come è riuscita questa situazione a rimanere nascosta per anni?

Nella classica relazione tossica, il manipolatore alterna periodi di stabilità emotiva nel rapporto con punizioni, abusi psicologici ed eventi negativi. A questo punto in una relazione avverrebbe la terza fase: le scuse esagerate e la promessa da parte del manipolatore che gli episodi non si ripetano.
Invece nelle sette, succede spesso che gli eventuali episodi vengano attribuiti a forze maggiori, a motivi di crescita personale o, peggio, alla vittima stessa. La persona si sente quindi destabilizzata e confusa. Ma d’altronde non ha nessun altro, nessuno oltre al suo guru che la sostiene e di conseguenza il ciclo ricomincia e la persona torna dal manipolatore.
La tecnica più utilizzata da Bendinelli è il PNL “programmazione neuro linguistica”. Di per sé non è assolutamente una tattica manipolatoria ma è utilizzata anche nelle aziende e per le vendite. Tuttavia, come ogni strumento, se usato nel modo sbagliato è molto efficace. In pratica è utile per cambiare la percezione di un evento, associare figure divertenti ad eventi negativi, per renderli meno spaventosi.
C’è da sottolineare che, da bravo modellatore di persone, Bendinelli tronca lui stesso i rapporti delle vittime pian piano per non destare sospetti. Come ogni processo di manipolazione psicologica ed emotiva tutto avviene in modo lento, graduale e calcolato. Alla fine finisci per convincerti che il problema sei tu, che se quella sensazione di essere amati non ritorna è solo colpa tua.

Ma la parte secondo me più straziante sono gli ultimi momenti di Roberta, dove ha detto cose come “Puoi dire a Paolo come sto?” qualche ora prima di morire o “Cosa dici, vado?” a Bendinelli quando doveva scegliere se farsi operare. Viene naturale pensare “io non ci cascherei mai, scapperei, non farei tutto quello che mi chiedono”, tuttavia i contesti settari sono molto più profondi e intricati di quel che sembrano. Dietro essi si celano ombre di manipolazione, sfruttamento e l’annullamento della persona che portano immancabilmente ad un logoramento della psiche.
Questo articolo ha come fine il diventare non solo un testo puramente informativo ma anche una cassetta di strumenti per riconoscere e allontanarsi dai contesti potenzialmente pericolosi come una “setta”, oltre che naturalmente un omaggio a Roberta Repetto.
Greta Belli




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